WearableQuando si parla di nuove frontiere della tecnologia destinata al consumatore finale, la parola sulla bocca di tutti è una: wearable. Onestamente, quando si tenta di interpretare i numeri di questo mercato, ci si ritrova in forte difficoltà per via della fluidità, sia dal fronte dell’offerta che da quello della domanda. Il settore è acerbo, tanto che si parla più di tecnologia wristable (da polso) piuttosto che di vera e propria wearable, e al momento fortemente concentrato sul target sport/wellness, ma l’entrata in gioco di un player come Apple ha dato una forte spinta ai reparti R&S degli altri big del settore.

Nel 2014, i wearable device venduti nel mondo sono stati 28,9 milioni, con una crescita attesa per il 2015 del 163% e, come se non bastasse, con un tasso di crescita annuo previsto 2015-2019 del 22,9%.

Il mercato italiano del primo trimestre del 2015 ha visto il 47% dei clienti acquistare degli health fitness tracker, il 32% degli smartwatch e il 21% degli wrist sport computer (device da polso specificamente dedicati ad un’intensa attività sportiva).

La complessità del mondo wearable è anche legata alla eterogeneità dei produttori, tra i quali si trovano i produttori di smartphone (vedi Samsung, Apple, Huawei, Alcatel OneTouch o LG), quelli di accessori telco (es. Puro, Cellular Italia o SBS), ma anche i più specializzati produttori di dispositivi con GPS (es. Garmin) o di sport-technology (es. Nilox). Se sul fronte dell’offerta vi è questa diversificazione delle competenze, la conseguenza naturale è una forte polarizzazione/segmentazione dei prodotti che arrivano al consumatore finale, partendo da un monitoraggio “da tutti i giorni” (smartband), per poi passare ad un prodotto più completo e integrabile con altri device (smartwatch) per finire con dispositivi dedicati al target specifico sport.

I numeri sono importanti, e continueranno a crescere, ma per poter diventare di massa, ed evitare un ciclo di vita tipico delle mode, i grandi player dovranno riuscire a trovare il modo di far comprendere al consumatore finale il perché dei diversi prodotti, a farne comprendere l’utilità e l’utilizzo. Design, autonomia (sia da altri device che di durata di batteria), semplicità e identificazione dei driver di acquisto sono i fattori critici di successo. Chi vincerà la sfida?