IoTInternet delle cose (IoT) dall’8 dicembre entrerà in stazione a Roma. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta facendo chiarezza, in primo luogo, su cosa si intende per Internet of Things. Se per alcuni infatti IoT è ormai una realtà
quotidiana, per molti altri è qualcosa di sconosciuto.

Il neologismo è stato coniato da Kevin Ashton, co-fondatore e direttore esecutivo di Auto-ID Center nel 1999, per indicare l’evoluzione, a cui ormai assistiamo quotidianamente, nell’uso della Rete. Gli oggetti, collegati alla rete, hanno tre proprietà che li differenziano dagli stessi oggetti non connessi: monitoraggio, comunicazione, controllo.

Per quanto riguarda i primi due aspetti, l’oggetto si comporta come un sensore in grado di raccogliere informazioni su se stesso, sull’ambiente circostante, dalla rete e comunicare con noi in tempo reale (o poco più). Ecco che una sveglia è in grado di suonare con qualche minuto di anticipo quando il traffico nel percorso casa – lavoro è particolarmente congestionato; oppure un frigorifero ci informa quando la scorta d’acqua sta per terminare e, prendendo informazioni on line, ci segnala il supermercato più vicino in cui vendono la nostra acqua preferita al miglior prezzo. O ancora pensiamo alle nostre città e alla possibilità per le Amministrazioni di utilizzare oggetti IoT per conoscere lo stato delle strade, delle illuminazioni (lampioni che segnalano “la lampada si è appena fulminata. Sostituire!”) o dei servizi pubblici (pensiline che trasmettono in tempo reale il numero di passeggeri in attesa del bus). Il controllo, invece, consiste nel poter gestire a distanza l’oggetto. Ed ecco che il forno si accende quando siamo quasi a casa con un semplice tocco dello smartphone.

Gli utilizzi sono molteplici e non riguardano certo solo il mondo consumer ma anche il mondo industriale. Uno degli utilizzi maggiori, infatti, è quello legato delle smart car.

I fautori e le aziende impegnate nello sviluppo di piattaforme e oggetti IoT sottolineano la grande rivoluzione in atto in termini di efficienza e miglioramento della vita. Molti accademici come Peter-Paul Verbeek, invece, sottolineano i rischi per la privacy e la sicurezza connesso ad un possibile uso massivo e indiscriminato dei dati raccolti, o ai possibili attacchi di hacker in grado di gestire a distanza gli oggetti “violati”.

Ma torniamo alla novità che interesserà le stazioni ferroviarie di Roma a partire dall’8 dicembre con l’inizio del Giubileo. A partire da quella data, infatti, sugli schermi verrà proiettato in tempo reale il numero delle persone presenti in stazione, un’informazione utile sia per la sicurezza che per l’efficienza dei servizi. I passeggeri, inoltre, potranno dal proprio smartphone monitorare i dati su arrivi e partenze (per la verità funzioni già svolte bene da svariate applicazioni free per IOS e Android), così come informazioni utili a raggiungere sale d’attesa o servizi di ogni genere.

In ogni caso la crescita dell’IoT in Italia è impressionante. Dai 3,4 milioni di oggetti connessi tramite cellulari nel 2010 si è passati a 8 milioni nel 2014, con un fatturato passato da 810 milioni a 1,15 miliardi di euro a cui sommare 400 milioni di euro per connessioni che non passano attraverso smartphone. Per ora a dominare il mercato è il settore automobilistico, ma la casa e lo smart metering inseguono guadagnando posizioni.

Per concludere, gli sviluppi dell’IoT, anche se connessi ai rischi di cui abbiamo parlato, sono da tenere sotto controllo e da seguire con molta attenzione, soprattutto se il mercato potenziale, come afferma Agostino santoni, AD di Cisco Italia, è di 20 trilioni di dollari. Nel frattempo il neologismo Internet of Things già lascia spazio a Internet of Everything, più adatto a sottolineare l’interazione tra cose che non sono mai state connesse prima e persone, ovunque.