ValeValentino Rossi non è solo l’idolo di un popolo ma un brand mondiale: con la sua presenza è capace di muovere 100 milioni l’anno. I grandi investitori del motomondiale sono sul piede di guerra per i danni d’ immagine causati dal finale di stagione, basti pensare che la Dorna, organizzatrice e padrone del motomondiale, ha un giro d’affari di 250 milioni di euro. Il 30% del fatturato è quindi generato dal fenomeno Rossi. Alex Zanardi, esperto del mondo dei motori, dichiara: “Valentino da solo è diventato il catalizzatore di un interesse che la MotoGP senza di lui non avrebbe mai avuto. Chiaramente non si può dire a un ragazzo come Lorenzo, che ha poco più di 25 anni e guadagna milioni per correre ogni anno, di comprendere che la popolarità di cui gode il suo sport, e che indirettamente gli paga lo stipendio, è dovuta in larga misura a Valentino. Lui è l’ultimo dei grandi eroi dello sport. Da solo paga metà dello stipendio a tutti gli altri, non so se è chiaro. Altrimenti io e te, in questo momento, non saremmo qui a fare questa conversazione”. Queste parole rendono chiara la rilevanza di Rossi all’interno della MotoGP. Solo con la sua presenza in oltre 20 anni di gare motociclistiche professionistiche, Vale ha mosso un giro d’affari enorme. Come Maradona è il calcio, la Ferrari è la F1, Valentino è la moto. Ma quali sono stati gli effetti delle scaramucce Rossi-Marquez-Lorenzo sul business milionario della MotoGP? Proviamo a sintetizzarle.

  1. Il pasticcio delle ultime due gare ha portato la Sector, primo brand italiano di orologi sportivi e sponsor di Lorenzo, a rescindere il contratto perché “Sector è da sempre espressione dei valori di sportività, sfida, sana competizione ed integrità, non si identifica con gli accadimenti verificatisi nelle ultime settimane nell’ambito del campionato mondiale MotoGP. Lo spirito sportivo unito alla passione senza limiti, rappresentano il DNA e l’anima di Sector No Limits, rimanendo valori irrinunciabili ed imprescindibili”. Queste le parole dell’a.d. dell’azienda.
  2. Nonostante la smentita anche i rapporti commerciali tra Marquez e GAS Jeans sono molto tesi. “Il clima non ci è piaciuto e andando avanti valuteremo se migliorerà” tuonano dalla nota azienda di abbigliamento.
  3. Il bookmaker Bwin ha dichiarato che rimborserà sotto forma di bonus l’intera giocata di coloro che avevano scommesso su Valentino Rossi vincitore del mondiale. L’obiettivo è quello di lanciare un forte segnale a favore della sportività e della tutela dei tifosi. “Bwin, da sempre promotore dell’integrità nello sport, applica il Justice Payout in seguito alle controverse vicende di Sepang e Valencia. – ha dichiarato Moreno Marasco, Country Lead di Bwin Italia – Abbiamo quindi ritenuto corretto rimborsare gli scommettitori che hanno creduto nella vera competizione e nell’agonismo”.
  4. L’assenza di Valentino Rossi durante il galà di premiazione di fine anno ha fatto tremare i vertici della Dorna. Carmelo Ezpeleta, il numero 1 del moto-circus, era arrabbiato per l’eccessiva aggressività con cui Marquez aveva ostacolato Rossi in una fase decisiva di uno dei Mondiali più belli di sempre e nel post gran premio di Valencia, il primo pilota che Ezpeleta è andato a incontrare non è stato il neo campione del mondo Jorge Lorenzo, bensì Valentino Rossi. I due si sono scambiati poche ma precise parole prima dell’incontro di Vale con la stampa, con il 46 giallo che ha dato appuntamento “a più tardi” al superboss.
  5. Dopo la gara di MotoGp a Valencia,l’89% dei contenuti on line sul marchio Honda è negativo. Lo dice una ricerca effettuata da Reputation Manager, che ha monitorato tali contenuti per rilevare come l’ultima gara del motomondiale abbia influito sul marchio. Le accuse rivolte da Valentino Rossi a Marc Marquez, come si legge nel comunicato stampa, hanno avuto un impatto molto negativo non solo sull’avversario spagnolo, ma anche su Honda. Se fino a ottobre 2015 la brand reputation on line godeva di una percezione ottima (con l’87% dei contenuti positivi), dopo la gara di Valencia il marchio è stato bersagliato da commenti negativi, accuse, e proposte di boicottaggio. “Quanto avvenuto negli ultimi giorni, spiega Andrea Barchiesi, ceo di Reputation Manager, rappresenta solo lo 0,6% dei contenuti totali presenti in rete riferibili a Honda, ma l’inversione del sentiment ci dimostra con chiarezza quanto un evento in poche ore possa incidere negativamente su una solida reputazione”.
  6. Effetto social sulla brand reputation dell’intero sistema del motomondiale. Facebook e Twitter, per esempio, sono i canali che hanno veicolato principalmente la protesta dei tifosi, e dei sostenitori di Valentino Rossi che hanno creato pagine e gruppi come Boicott #Marcmarquez93, Boicott #Honda!’, Iannone #escilo e hanno twittato 152.569 volte #iostoconvale.
  7. Tutti vogliono Vale. I grandi sponsor della MotoGP sono assai seccati: la Repsol, che porta ogni anno 12 milioni nelle casse Dorna, ha minacciato l’addio dopo il comportamento tenuto da Vale nel post-sconfitta; la Movistar, che paga invece 5 milioni, ha cancellato i party organizzati e ha minacciato di abbandonare la Yamaha e Jorge Lorenzo. Due società spagnole, le più grandi finanziatrici del circus, che, in un modo o nell’altro, hanno legato il loro futuro in MotoGP a Valentino Rossi. Ma non solo, perché Vale è una calamita unica: nel paddock di Valencia serpeggiava il malumore in diversi team di Moto2 e Moto3, gruppi che vivono di piccole sponsorizzazioni di marchi minori che investono piccole cifre ma per un unico scopo: poter avere i pass da dare ai propri fornitori o clienti per venire a vedere Valentino. Non le moto.

Quando, nel 2010, Rossi fu costretto a saltare tre gran premi in seguito a un infortunio, gli inserzionisti chiesero di rivedere al ribasso i contratti con le televisioni. Di impatto anche la testimonianza di Matilde Tomagnini, una vita nel motomondiale ed ex managing director del reparto corse Fiat, che ricorda quando portò a termine la sponsorizzazione Fiat sulla Yamaha: “16 milioni per 2 anni e l’obiettivo di svecchiare il marchio grazie a lui. Ma senza Vale ce ne saremmo ben guardati dall’investire… Rossi è esattamente come la Ferrari in F1”. Chi immagina la FIAT legata al motomondiale senza Vale? Già nel 2004 il suo brand era un portento: la Yamaha, dopo un solo anno con Vale, vide le sue azioni fare un balzo del 50 percento alla borsa di Tokyo e volare le immatricolazioni italiane delle sue moto, passate da 40mila a 61mila. Ma il peso specifico del 46 giallo sul motomondiale va ben oltre le mere sponsorizzazioni: leggenda vuole che chi governa il motomondiale lo interpelli quando ha in mente cambi regolamentari. Non è leggenda, invece, che con la sua società VR46 curi il merchandising di molti piloti, compreso (e non si sa fino a quando) quello di Marquez e la vendita nei circuiti di bandiere e cappellini della maggioranza di piloti e marchi.

Il brand Rossi conta, e molto, all’interno della MotoGp e non solo. Qualche anno fa la Stage Up, società specializzata in ricerche di mercato nel settore sportivo, riteneva Valentino Rossi in grado di aumentare la notorietà di una marca di quattro volte in soli sei mesi. E se il biscottone, come lo chiama lui, se il complotto come lo chiamano in molti, se questo regolamento di conti ha incasinato tutto, è solo perché Valentino è troppo grande per chi gestisce questo carrozzone. Ecco perché per la Dorna e per tutto il sistema serve preparare bene il suo addio fissato per fine 2016, in maniera tale da non destabilizzare l’intero assetto economico di questo sport. Il brand Valentino sopravviverà al suo ritiro, ma la MotoGP sopravviverà al suo addio?