Nel mondo anglosassone viene definito work-life balance, in Italia è un argomento poco dibattuto, forse anche per la natura del tessuto imprenditoriale italiano, fatto di aziende familiari in cui si dà per scontato che la proprietà lavori giorno e notte, e di conseguenza il management difficilmente potrà esimersi dal fare altrettanto o farne argomento di dibattito.

Tralasciando quelle che sono le conseguenze personali di una condotta eccessivamente sbilanciata verso il lavoro piuttosto che verso la vita privata, è indubbio che un atteggiamento del genere porta con sé conseguenze anche dal punto di vista lavorativo.

Una conseguenza certa, è quella di una preclusione a qualsiasi stimolo esterno rispetto al proprio ambiente di lavoro o alla propria azienda, pura e semplice autoreferenzialità. Se il tempo “vigile” viene impiegato integralmente nella risoluzione di problemi che riguardano il business aziendale, nella risposta ad email, chiamate e riunioni, come ci si può aspettare di essere portatori di innovazione? Quando parliamo di innovazione, non intendiamo rivoluzione, intendiamo un modo nuovo di approcciare le situazioni, siano esse radicate nei processi aziendali (problemi ricorrenti) o nuove sfide/opportunità.

Un’altra conseguenza certa del “chiudersi nel proprio ufficio” o dell’essere perennemente nascosti dietro ad uno schermo, è che si va ad incidere attivamente sulla rete di conoscenze e legami che il manager non riesce a sviluppare e trasformare in potenziali clienti. Conoscere strategie diverse dalla propria, soluzioni mai pensate, partnership, esperimenti falliti; in poche parole tutto ciò che fa un competitor o uno stakeholder può tornare utile nella gestione di un’impresa.

Il lavoro del manager non prevede orari, questo è normale; di Marchionne si dice che abbia inventato un ottavo giorno della settimana. Ciò che, però, bisogna evitare, è rendere il lavoro una barriera rispetto agli stimoli esterni. Senza contare che spesso le attività svolte al di fuori dell’orario d’ufficio (mail, ordini, ecc.) vengono strumentalizzate quale modo di dimostrare “quanto si è bravi”, senza pensare che le stesse operazioni potevano essere fatte in orario di lavoro e arrivare il giorno successivo con nuove idee.

Cogliere l’attimo è importante, la mail fuori orario non è da demonizzare ma quantomeno è bene maneggiarla con cura.

Fonte:
InformazioneSenzaFiltro.it